La voce delle Sorelle Landra

Ci è sempre piaciuto dire la nostra sui miti veri e falsi della cucina

Olio di palma si od olio di palma no?

 

 

di Margherita e Laura Landra

Fa male, rovina il nostro sistema cardiocircolatorio, causa il diabete e forse è anche cancerogeno: le accuse contro l’olio di palma spaventano.

Oltre a tutti i danni per la salute sarebbe anche responsabile di un’intensa deforestazione che mette a rischio interi ecosistemi e molte specie animali di Borneo e Sumatra.

Questo grasso vegetale estratto dalla drupe è però presente in molti prodotti alimentari ed era presente nella lista di moltissimi marchi sponsor di Expo2015.

Ma è proprio vero che abbiamo a che fare con un killer per la salute e l’ambiente?

Gli scienziati hanno notevolmente ridimensionato il quadro allarmante disegnato negli ultimi mesi.

L’olio di palma è un olio vegetale non idrogenato che si ricava dall’ Elaeis guineensis, una pianta originaria dell’Africa e oggi ampiamente coltivata in Malesia e Indonesia. Olio di palma è un termine però troppo vago, infatti ne esistono tre diversi tipi che si differenziano in base alla lavorazione cui vengono sottoposti e all’origine: si dovrebbe quindi precisare in olio di palma grezzo, olio di palmisto, olio di palma raffinato.

Caratterizzato da una consistenza semi solida simile allo strutto, l’olio di palma grezzo viene ricavato dai frutti della palma dei quali mantiene il caratteristico colore arancio rosso. Ricco di carotenoidi, contiene un’elevata quantità di acidi grassi saturi, compensati però da una buona dose di antiossidanti e di vitamina E.  

Dai semi della pianta, si ottiene lolio di palmisto, anch’esso caratterizzato da una consistenza semi solida dovuta agli acidi grassi ma dal colore bianco in quanto privo di carotenoidi; il risultato della raffinazione è l’olio di palma raffinato, che attraverso il bifrazionamento raggiunge la forma liquida: tale processo, però, fa perdere tutti gli antiossidanti della forma grezza e il loro apporto benefico, in favore dei soli grassi saturi.

“L’olio di palma non dovrebbe essere demonizzato in quanto tale” ha detto Laura Rossi, ricercatrice presso il Centri di ricerca per gli alimenti e la nutrizione di Roma e delegata italiana per il Consiglio Fao. Nessun alimento o ingrediente è definibile tossico di per sé, eventuali effetti negativi sulla salute devono essere misurati sulla base dei livelli di esposizione e contestualizzati dall’analisi del regime dietetico complessivo e dallo stile di vita in generale.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità non ci sono evidenze specifiche nella letteratura scientifica, che l’olio di palma abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con composizione simile. La dieta deve essere bilanciata contenendo il consumo di alimenti che aumentano la quantità di grassi saturi. La soglia accettabile di grassi saturi totali nelle calorie giornaliere, è del 10% cifra che comprende sia i grassi di origine vegetale che quelli animali. La soluzione efficace non è quindi quella di eliminare i cibi contenenti olio di palma ma tenere sotto controllo il consumo di grassi saturi in generale.

Giuseppe Allocca, Presidente Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, ha chiarito diversi aspetti dell’olio di palma: in Italia si assumono circa 5 grammi al giorno di grassi provenienti dall’olio di palma, ben al di sotto dei 28 grammi al giorno indicati come soglia massima di rischio di consumo.
Recentemente l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha esaminato la presenza di contaminanti che si possono venire a creare nelle fasi di raffinazione di tutti gli oli e grassi se sottoposti a temperature superiori ai 200°C. L’oggetto dell’indagine non è stato quindi l’olio di palma ma la possibile tossicità di alcuni contaminati che si possono formare in seguito ai trattamenti cui vengono sottoposti: un’associazione di consumatori tedesca ha messo a confronto la presenza di contaminati da glicerolo in 21 creme spalmabili alla nocciola e ha riscontrato la presenza più bassa di contaminati nella crema a base di olio di palma.Non è ancora noto il parere della commissione europea rispetto al parere dell’EFSA, mentre dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca del Cancro) è stato dato un messaggio rassicurante che in sintesi dice di non esserci alcun motivo ragionevole per eliminare i cibi contenenti olio di palma.

Sul fronte ambientale è innegabile che la coltivazione delle palme da olio abbia comportato e comporti tuttora un abbattimento delle foreste tropicali per fare spazio alle nuove piantagioni.

Le conseguenze di questa coltura insostenibile si misurano in termini di biodiversità infatti l’habitat di numerose specie di animali, è stato danneggiato e si è verificata un’impennata di gas serra nell’atmosfera e uno stravolgimento dell’assetto idrogeologico.

La Roundtable on Sustainable Palm Oil ha istituito delle regole per la produzione sostenibile che garantisce un controllo su tutta la filiera di produzione. I paesi maggiormente coinvolti nella produzione di olio di palma, sono Malesia e Indonesia che a fronte di una maggiore richiesta, hanno convertito il 4% circa di foresta vergine, sacrificandola per la coltivazione. È stato quindi deciso di realizzare un sistema di certificazione di sostenibilità al fine che le aziende utilizzino solo olio di palma certificato sostenibile.

L’olio di palma è un ingrediente chiave di molti alimenti, cosmetici, saponi e detergenti e sta inoltre emergendo come biocarburante. Si stima che la domanda raddoppierà entro il 2020: oggi rappresenta circa il 35% dell’intera produzione degli oli vegetali a livello globale e la Fao ha stimato un +34% entro il 2050.

Per tutelare l’ambiente scegliamo l’olio di palma certificato sostenibile che appare l’unica soluzione per mantenere inalterato l’ecosistema dei Paesi produttori: questa è anche l’opinione del WWF che invita a non boicottare l’olio di palma perchè si andrebbero a sostenere solo oli vegetali alternativi ma con un maggiore impatto dal punto di vista ambientale.

Noi consumatori abbiamo il grande potere di chiedere chiarezza ai nostri marchi di riferimento e sostenere i soli prodotti che utilizzano olio di palma certificato sostenibile. Leggiamo con attenzione le etichette e cerchiamo il marchio RSPO.

 

 

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